LUDMILLA – LA COCCINELLA MANGIAPLASTICA DELLA PINETA SACCHETTI

Ludmilla con i Volontari del Decoro del 13° Municipio, alle loro spalle Pinolo, uno degli alberi curati dall’associazione

Come sanno i bambini la coccinella (coccinella septempunctata) svolge innumerevoli funzioni, per esempio

  • esercitarsi nel conteggio dei pallini sul dorso quando ti atterra sulla mano in una ventosa giornata di settembre
  • portare fortuna
  • combattere naturalmente la cocciniglia che uccide i pini (Toumeyella Parvicornis) come fanno quelle lanciate dai Volontari del Decoro del 13° Municipio nel Parco del Pineto.

Molte persone sentono il separare i rifiuti come il più triste dei doveri. Trascinano buste a cassonetti che cambiano colore ogni sei mesi come se li aspettasse Mastro Titta, che era il boia del Papa. A Roma l’acqua è buonissima e portarla nelle case è una delle tradizioni antiche che tutti ci invidiano, noi avevamo gli acquedotti quando il resto del mondo ancora si dipingeva la faccia di blu (lo dice Alberto Sordi a David Niven in I due nemici). Un’altra tradizione che si perde nella notte dei tempi, forse etrusca o sannita, era quella dei cosiddetti vuoti a rendere, cose che oggi farebbero uscire di testa. Addirittura l’acqua minerale era nelle bottiglie di vetro, uno la beveva, poi la portava in dei posti tipo il supermercato e GLI DAVANO DEI SOLDI! Incredibile… Succedeva anche con la carta, fino alla seconda metà degli anni 80 del XX sec., il cartaro a via Angelo Emo pagava 100 lire al kg, con la mia Enciclopedia dei Ragazzi ci potevi prendere un paio di pizzette. Dal momento che i consumi sono cambiati ma non di certo perché le multinazionali delle acque minerali hanno voluto che cambiassero e non dimentichiamo i romani con la renella, la proliferazione di bottiglie di plastica è aumentata in maniera esponenziale. Ludmilla ha deciso di mangiarne una parte con allegria.

Per realizzare una Ludmilla occorrono:

  • fil di ferro, un tipo robusto e uno più leggero per le legature
  • rete metallica 1cm x 1cm o da gallinaio (circa 1,20 m x 2,50 m)
  • nastro di carta
  • scotch trasparente (per le antenne)
  • guanti
  • tenaglie
  • pinze
  • forbici da elettricista

Si indossano i guanti e si stira il filo di ferro più spesso dal rotolo. Con il fil di ferro si traccia una circonferenza coccinelliforme sul pavimento, fissandola con il nastro di carta. Si piega il filo ad archi, 4 o 5, che andranno da un lato all’altro dell’insetto, di varia apertura perché possano incontrare la circonferenza coccinelliforme in punti diversi. L’estremità si piega ad U con le pinze in modo da poterla infilare sotto il filo della circonferenza e si blocca con il nastro di carta. Ora con lo stesso filo lo si piega con degli archi più lunghi, sempre chiusi ad U, il primo va dalla testa della coccinella al sedere. Non sono proprio degli archi di cerchio, ma più gonfi alla testa. Se ne sagomano poi altri simili da sistemare a destra e sinistra del centrale e si fissano sempre con il nastro di carta. Se lo scheletro della coccinella è soddisfacente si sostituisce il nastro di carta con dei legacci di fil di ferro sottile. A questo punto si fanno dei cerchi di fil di ferro duro grandi come un piatto da tavola. Si appoggiano centrandoli sul filo che corre dalla testa al sedere e si fissano. Al centro dei cerchi risulterà il filo centrale che dobbiamo eliminare, tagliandolo via. Abbiamo così la bocca e il sedere della coccinella, dai quali faremo entrare e uscire le bottiglie. Per coprire il sedere faremo un cerchio di fil di ferro un po’ più grande da ricoprire con la rete, che rimarrà mobile, chiuso temporaneamente da filo di ferro o da spago così che si possa aprire facilmente.

A questo punto si solleva lo scheletro e si infila la rete metallica sotto: abbiamo il fondo. Si lasciano cinque o dieci centimetri che sbordano e si taglia con delle forbici da elettricista, lo sbordo si ripiega. Si prende la rete metallica e si appoggia sullo scheletro, si modella facilmente, si fa aderire in un pezzo grande e quello che proprio non vuole stare attaccato si taglia via. Per seguire la curvatura del guscio puoi far fare alla rete delle pieghette. Dovrai tagliare più pezze di rete di dimensioni diverse per vestire tutta la coccinella, il tutto legato con il filo di ferro sottile, se le pezze si sovrappongono meglio così, cresce più robusta. Ludmilla è pronta!

Un po’ come il pantalone bianco, anche Ludmilla bisogna saperla portare. Franco Quaranta lo fa con grande stile (foto Finelli)

Se trovi delle aste metalliche le puoi legare al fondo, in modo che facciano da supporto se intendi legare Lud a una rete del parco o se vuoi metterci delle cinghie (per esempio di una vecchia serranda) per trasportarla come fosse uno zainetto e portarla in giro a farle vedere il quartiere. Manca solo la verniciatura per renderla para para una coccinella. Se la rete è verde scura e vuoi farla rossa passa prima una mano di bianco. Ah, le antenne! Lega del fil di ferro robusto ai lati della bocca, taglia delle bottiglie di plastica per lungo e avvolgile con lo scotch trasparente al filo di ferro.

Ludmilla, una minuscola macchina teatrale tra Munari e Marco Cavallo, insieme ad Enrico Azzini. La vera Ludmilla era una principessa d’Oriente che viveva in pineta, indossava un poncho impermeabile azzurro e ogni volta che pioveva si metteva a leggere un libro così da far uscire il sole. Sembra una favoletta ma non lo è, ha lasciato anche un tesoro e alcuni sanno dov’è (foto Biancacci)

Per maggiori informazioni su Ludmilla o per sostenere l’Associazione Volontari del Decoro 13° Municipio

https://www.facebook.com/volontari13

E LA VOLPE DEL FORTE BOCCEA?

Come tutti sanno la volpe è un animale selvatico piuttosto comune anche in città. A Boccea frequentava i campi tra Gregorio XI e Val Cannuta prima che sorgessero i palazzi Telecom ed il CTS offrisse la possibilità di ammirare le più recenti tendenze moda.

Nell’estate del 2017 una volpe morì all’interno dello spazio recintato della Casa del Parco, a Pineta Sacchetti. Molti sospettarono che l’avesse fatto per dispetto alle istituzioni, e dopo l’interminabile rimbalzo di competenze e responsabilità – ASL, Roma Capitale, Roma Natura – il corpo dell’animale stroncò ogni preoccupazione umana e tornò alla terra proprio lì dove lo spirito gli si era levato, poco distante da dove il buon Omero aveva messo a dimora un po’ di piante da orto popolare-culturale.

 

Gli straordinariamente trasparenti lavori di manutenzione del Forte Boccea – ehi cittadini! vi stiamo offrendo un parco pubblico! ehi del mercato! vi stiamo facendo spazio per i banchi senza dover svegliare tutti alle 4 del mattino cor trespalle che strucia pe Urbano II!: tutto vi facciamo sapere! tranquilli! – saranno stati necessari ma indubbiamente la fauna che viveva all’interno della struttura è passata da un giorno all’altro dalla selvatica protezione della giungla alla vulnerabilità del vuoto. Molto amici della volpe del Forte anche i micetti locals, che non facevano una piega quando traversava muro, dar pertuso, pe buscà quarche crosta de pane o quarche fettina de carne ‘n via de perde l’eternità.